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La Nazione Mapuche

Europa, sept 2002

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La Nazione Mapuche si trova nel cosiddetto Cono Sur dell’America del Sud, nei territori oggi occupati dagli Stati del Cile e dell’Argentina. In Cile risiedono

Soprattutto nelle provincie del Bío-Bío, Arauco, Malleco, Cautín, Valdivia, Osorno, Llanquihue y Chiloé. A causa del’esasperata densità di popolazione nelle riserve indigene, la maggior parte dei mapuche si sono trasferiti nei grandi centri urbani: Santiago, Concepción, Valparaíso, Temuco y Valdivia.

In Argentina i mapuche vivono nelle province di Buenos Aires, La Pampa, Neuquén, Río Negro y Chubut.

In Argentina, la popolazione mapuche raggiunge circa 250.000 abitanti. Nell’ultimo censimento realizzato in Cile nel 1992 dall’Istituto Nazionale di Statistica, circa 1.000.000 di censiti hanno dichiarato di identificarsi quali componenti del popolo mapuche.

La Nazione mapuche di colloca in un territorio ancestrale, il Wall-Mapu: Wall, universo; Mapu, terra/territorio. E’ in questo spazio geografico che le diverse Identità territoriali mapuche trovano la loro collocazione: Puel mapu: la terra dell’est (Pampa e Patagonia Argentina) spazio territoriale dei puelche. Pikun mapu: la terra del nord, spazio territoriale dei pikunche. Willi mapu: la terra del sud, spazio territoriale dei williche. Pewen mapu: la terra dei pewen (araucaria imbricata), spazio territoriale dei pewenche. Lafken mapu: la terra del mare, spazio territoriale dei lafkenche. Nag mapu: la terra delle pianure, spazio territoriale dei nagche. Wente mapu: la terra delle vallate, spazio territoriale dei wenteche. Conformemente alla loro origine territoriale, i mapuche se autodefiniscono: Puelche: gente del este; Pikunche: gente del nord; Williche: gente del sud; Pewenche: gente dell’araucaria; Lafkenche: gente del mare; Nagche: gente delle pianure; Wenteche: gente delle vallate.

Il contesto territoriale delle diverse identità mapuche definisce anche la corrispondente struttura politica tradizionale del popolo mapuche, organizzato sulla base di quattro regioni geografiche, il Meli wixan-mapu. Ogni wixan-mapu è costituito da aylla rewe (otto comprensori) composti a loro volta da comunità definite lof. Ogni lof o comunità, è rappresentata da un (o una) Lonko, il quale costituisce il vertice dell’insieme di autorità che tradizionalmente ha governato la comunità mapuche, tra le quali ricordiamo: il machi (guida spirituale, medico); Werrken (portavoce, ambasciatore, messaggero); Ngenpin (sacerdote, memoria colettiva e storico) e Ñidol (educatore, giurista).

Tutti i componenti del Meli wixan-mapu devono attenersi a quando disposto nel Ad-mapu, codice che determina il comportamento e le responsabilità di ciascuno nei confronti della comunità, definendo altresì le sanzioni ove venga a meno il suo rispetto.

Nonostante gli sforzi assimilazionisti della società maggioritaria, il popolo mapuche è riuscito a conservare la propria lingua (mapudugun), la propria religione e la propria struttura politico-sociale, la quale gestisce il funzionamento delle riserve indigene nelle quali esso si è trovato costretto a vivere sin dagli inizi del XX secolo.

L’identità di Nazione autonoma unitamente alla coscienza di far parte di una stirpe diversa per tradizione culturale, storica e spirituale, ha favorita la nascita di un movimento politico e sociale fondato su comuni aspirazioni.

Il 2 gennaio 1641, la Nazione mapuche e l’Impero spagnolo ratificarono il trattato di Killín, in base al quale l’Impero spagnolo riconobbe l’autonomia territoriale della Nazione mapuche. Da allora e per oltre due secoli, si rispettò reciprocamente il fiume Bío-Bío quale frontiera naturale ed i territori situati al sud di questa demarcazione costituirono il Territorio nazionale mapuche, nel pieno esercizio del suo diritto di libera determinazione.

Questo evento, che non trova parallelo nella storia dei popoli indigeni del Sud-America, fu originato dal fallimento di ogni tentativo della Corona spagnola al fine di sottomettere militarmente la Nazione mapuche. La ratifica di questo trattato, conformemente alle norme internazionali, così come i successivi 28 trattati che da esso derivano e che vennero ratificati durante i sucessivi due secoli di relazioni diplomatiche, assicura alla Nazione mapuche una posizione particolare nella storia dei popoli indigeni del Sud-America, essendo essa la prima ed unica Nazione indigena del continente la cui sovranità ed autonomia fu riconosciuta giuridicamente.

Tra il 1860-85, per mezzo di un’azion e militare congiunta chiamata "Pacificación de la Araucanía" dai militari cileni e "Conquista del Desierto" da quelli argentini, vennero impunemente massacrati circa cento mila mapuche. A ciò va aggiunto che le Repubbliche del Cile e dell’Argentina, con una guerra non dichiarata, violarono in modo evidente il diritto internazionale, non rispettando una frontiera riconosciuta da una potenza internazionale

Pertanto, l’occupazione militare del territorio della Nazione mapuche e la deportazione dei suoi abitanti nelle riserve indigene, è dimostrazione di un ulteriore disprezzo del diritto internazionale.

Tanto la confisca delle terre, quanto l’internamento forzoso della popolazione mapuche sopravvissuta alla guerra nelle riserve indigene, avvennero con il preciso scopo di favorire lo sterminio fisico e culturale del popolo mapuche. Durante decenni, migliaia di mapuche furono proscritti e le loro autorità perseguite.

Agli inizi degli anni ’90 del XX secolo, nonostante il sopraggiungere della democrazia in entrambi i Paesi, è possibile constatare che la situazione del popolo mapuche di fatto non è mutata. Tutt’ora, in entrambi i Paesi, continua ad essere un popolo che soffre le conseguenze di essere sottomesso ed al quale viene imposta una politica assimilazionista.

Si mantiene in vigore quella stessa politica etnocida che i regimi militari applicarono sistematicamente contro i popoli indigeni, e che si traduce in violazione sistematica dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Si disconosce sistematicamente la vigenza dei convegni internazionali relativi alla promozione e protezione dei diritti dei popoli indigeni, convegni que, per lo più – ed è il caso di sottolinearlo – non sono stati ratificati dallo Stato cileno.

Ciò non di meno il popolo mapuche cresce e si rafforza, e di ciò ne sono testimoni i diversi organi di stampa, e con sempre maggiore decisione esige il rispetto dei suoi diritti di popolo, la restituzione del suo territorio, la giustizia e la libertà.
 
 

Reynaldo Mariqueo
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